La collina veronese è stata abitata in epoche storiche (genti preistoriche, ritrovamenti in Val Sorda, … ,Reti, Romani, Longobardi, …). Ma l’antropizzazione in senso moderno del territorio collinare è iniziata verso la metà del XV secolo. L’aumento demografico successivo è risultato in una spinta verso le colline per guadagnare terreno utile alla produzione agricola. Sono così nate strutture come i terrazzamenti, i muretti a secco, per rendere adatto alla coltivazione un terreno in pendenza e le opere idrauliche per la captazione dell’acqua, elemento prezioso in un terreno tipicamente carsico. In seguito le strutture sociali hanno dato esito ad agglomerati, le contrade, generalmente site nei pressi di sorgenti d’acqua e disposte a sud per sfruttare al massimo la radiazione solare …
Fino a cento, centocinquanta anni fa, la collina era un ambiente sostenibile e interessato da flussi di materia locali. In altre parole era un luogo … ecosostenibile!
Tutte le strutture menzionate si inserivano armonicamente nel territorio: le cave per il materiale da costruzione erano pressoché invisibili e la consistenza stessa della pietra contribuiva a caratterizzare tali strutture. Si pensi ai muretti a secco del Monte Solane (San Giorgio Ingannapoltron) diversi nella forma da quelli di Avesa oppure alle contrade della parte Ovest della collina o a quelle della parte centrale … .
L’armonia si è spezzata con l’introduzione dei veicoli a motore, marcatamente a partire dal secondo dopoguerra, quando la crescente industrializzazione e, in definitiva, l’aumento della velocità disponibile pro capite, ha mutato la struttura sociale. Si è così prodotto lo spopolamento nella parte alta della collina e la conseguente cessazione dell’attività agricola estensiva e della cura del territorio che era prerogativa dei contadini “paesaggisti”.
Contemporaneamente, e inevitabilmente, in tale porzione di territorio tutte le strutture quali muretti a secco, contrade, fontane, ecc. hanno cominciato a deteriorarsi e a cedere il passo al bosco.
Nella parte intermedia e bassa della collina ha invece prevalso l’agricoltura intensiva. Dall’alto verso il basso: allevamenti di animali (porcilaie, pollai), ciliegeti, vigneti e uliveti, con evidenti effetti nocivi sulla qualità delle acque , sulla fauna e sulla flora. Visto l’uso massivo di prodotti fitosanitari: pesticidi e fertilizzanti.
Nel fondo valle, a partire dagli anni sessanta, e tuttora in atto, ha prevalso il processo di cementificazione, molto aggressiva in alcune zone, per soddisfare le accresciute esigenze di abitare in luoghi (allora, adesso meno) del tutto vergini da processi urbanistici di ampia scala.
Complessivamente, e generalizzando, in collina è andata a crearsi un’omogeneizzazione ambientale: fascia urbanizzata (cementificata e asfaltata), fascia a vigneto e fascia a uliveto, fascia a ciliegeto e infine fascia a bosco. L’effetto di tale evoluzione è stata la rarefazione (si pensi alle siepi o ai vegri) di quel mosaico di ambienti che in definitiva è il segreto della biodiversità (Odum).
Gli aspetti naturalistici hanno ovviamente sofferto. Solo in qualche raro aspetto anche beneficiato delle mutate condizioni del territorio. Si pensi alle orchidee, una volta abbondanti sulle rive dell’Adige (Goiran, inizi del Novecento) e poi rifugiatesi nei prati aridi e nei boschi della zona collinare. O all’occhiocotto, la cui popolazione è in aumento a partire dagli anni novanta del appena passato, in corrispondenza dell’aumento della fascia ad uliveto.
Nel tempo le strutture naturali (ambienti, piante, animali) di pregio - acquisito paradossalmente anche in seguito alla loro drastica riduzione- che si sono “salvate” dalle massive trasformazioni del territorio, hanno trovato protezione grazie ad una legislazione articolata in vari strumenti quali i SIC (Siti di Interesse Comunitario) e ZPS (Zone di Protezione Speciale). Nel territorio interessato dal Progetto si segnalano pozioni del Parco Naturale della Lessinia (Marano), i SIC e ZPS delle cascate di Molina, e dei Vaj Galina e Borago (Delibori).
Mediante l’avvicinamento consapevoledelle persone alle bellezze naturali della collina veronese attraverso una serie di percorsi di diversa tipologia, gli scopi di www.collineveronesi.it si fanno immediatamente chiari.
Favorire (non solo!) la conservazione del territorio collinare facendolo conoscere nei suoi aspetti; favorire la rinascita del territorio collinare, propagandando idee e pratiche di una agricoltura estensiva (recuperando quindi anche la biodiversità) e rivitalizzarlo attraverso il recupero delle strutture antropiche quali contrade, muretti a secco, …
La creazione, poi, di percorsi in stile Grandi Traversate potrà favorire la creazione di posti tappa incentivando la rinascita di un’economia locale a basso impatto e a ciclo chiuso basato su un turismo “dolce”, a bassa velocità.
In questo sito potrai trovare informazioni utili per organizzare una vacanza o una escursione in una delle zone più belle d’Italia.
Paesaggi ricchi di storia e di interesse naturalistico si accompagnano ad una proposta enogastronomica e di accoglienza di primissima qualità.

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